LA VITA PASSA DA UN REFERENDUM O DALLA SCIENZA? di Stefano Bindi

Né la scienza, né il referendum ci possono dire qualcosa di essenziale sulla vita». La paradossale affermazione del noto comico genovese – Beppe Grillo – è da me condivisa in pieno. In questi giorni ci siamo interrogati, vedendo anche la vicenda di TerrySchiavo, sul senso della vita e quando l’uomo è in grado di decidere sulla vita di altri?

Questa domanda si ripropone insistentemente adesso con i quesiti referendari sulla legge 40/2004.
La Corte Costituzionale si è già espressa sul più importante quesito che mirava all’abrogazione dell’intera legge, ed è stato respinto.
E per gli altri cosa dobbiamo fare?

Per decidere quale posizione prendere in questi referendum mi sono fatto queste domande:Di fronte al potere che la scienza mette nelle nostre mani, vogliamo assecondare la legge del “lasciar fare agli scienziati” o è necessario una controllo e una riflessione più approfondita dagli organi istituzionali: Parlamento o commisione parlamentare?
Abbiamo qualche parola da dire sui limiti da imporre alla scienza quando vuole modificare o comunque intervenire sulla vita umana?
Voglio salvaguardare alcuni principi e criteri essenziali, in una materia in cui è in gioco la dignità della persona umana ?
Nell'embrione c'e' vita?

La risposta a quest'ultima domanda mi è fornita dalla rivista scientifica Nature, che nel 2002, titolava un articolo sugli studi e le scoperte sulle informazioni genetiche contenute fin dalla fecondazione dei due gameti “Il tuo destino dal giorno uno”. Come a dire: lì c’è già una vita con tutte le sue potenzialità. Per questo, già nel 1996, il Comitato di Bioetica, presieduto dal professor Adriano Ossicini raccomandava di «trattare l’embrione umano fin dalla fecondazione, secondo i criteri di rispetto e tutela che si debbono adottare nei confronti degli individui umani a cui si attribuisce comunemente la caratteristica di persona».

Nell'embrione c'e vita è mi sembra doveroso per una Nazione democratica tutelare l'embrione come qualsiasi altra forma di vita. La legge, che è stata fatta solo l'anno scorso, cerca di regolare un campo molto difficile e delicato in continua evoluzione; cancellare i 4 articoli creerebbe un vuolo leslativo.

In una materia cosi delicata non è possibile esprimersi con solamente un SI e un NO, ma occorre analizzare in maniere dettagliata e approfondita tutti gli aspetti da medici e persone competenti, per poi attuare i cambiamenti in base alle nuove teconologie e sull'esperienza fatta fino a oggi.

Secondo me Lo strumento del referendum non è lo strumento adatto per esprimersi su argomenti e tematiche cosi complesse e articolate. E' limitativo fare una battaglia per il SI o per il NO, porre il cittadino di fronte a una scelta bipolare, su un argomento cosi complesso è deleterio al miglioramento della legge.
Una riflessione prettamente tecnica:
Votare SI eliminando i 4 articoli si sceglie un Diritto in cui è lecito tutto ciò che è tecnicamente possibile, una legge che accoglie il diritto a procreare come un diritto individuale di tipo proprietario.
Votare NO andrebbe a ingessare questa legge, in una materia in continua evoluzione come la fecondazione, che per 4-5 anni non potrà essere modificata.